Vinchef nasce dalla sapiente unione tra vini bianchi italiani di qualità ed erbe aromatiche infuse. L’attento processo produttivo salvaguarda la genuinità e l’aroma delle spezie e delle erbe infuse.
La praticità e la convenienza di Vinchef sono evidenti: in una sola e semplice azione puoi aggiungere molti sapori!
Vinchef nasce dalla tradizione italiana del buon cibo e dal piacere di cucinare con ingredienti semplici, genuini e ricchi di sapore.
Il vino bianco italiano e le erbe aromatiche della tradizione mediterranea si incontrano in una ricetta pensata per portare in ogni cucina il gusto e l’esperienza della cucina italiana.
Un piccolo gesto, un grande risultato: il modo più semplice per aggiungere alle proprie ricette un autentico tocco italiano.
È stata sviluppata sotto la supervisione di noti chef e gourmet italiani e include un mix delle erbe più utilizzate nella cucina mediterranea.
Grazie al suo profumo intenso e al suo aroma dolceamaro, favorisce la digestione dei grassi.
Con il suo piacevole gusto amaro, è particolarmente apprezzato in minestre, zuppe di pesce, omelette, arrosti e stufati.
Con il suo sapore dolce e speziato è usato fin dall’antichità per aromatizzare carni, pesci e pomodoro.
Le foglie essiccate di alloro sono solitamente aggiunte a sughi e soffritti.
Saggiamente dosato, rafforza e perfeziona la sapidità del vino.
Ideale per i più esperti in cucina, sempre alla ricerca di un tocco personale, indispensabile per i dilettanti dei fornelli, che vogliono un aiuto semplice e veloce per insaporire i loro piatti.
Vinchef è ideale per i più esperti, sempre alla ricerca di un tocco personale per le loro ricette, e indispensabile per i dilettanti dei fornelli, che vogliono un aiuto semplice e veloce per insaporire i loro piatti.
Vinchef nasce dall’incontro tra il vino bianco italiano e il profumo delle erbe aromatiche della tradizione mediterranea. Un ingrediente semplice e versatile, pensato per portare nelle ricette di ogni giorno un autentico tocco di gusto italiano.
Rosmarino, salvia, timo, origano, alloro e aglio vengono sapientemente dosati e lasciati a lungo in infusione nel vino, creando un equilibrio armonioso di aromi e sapori.
Versatile e pronto all’uso, Vinchef è ideale per marinare carne e pesce, sfumare risotti e scaloppine, arricchire salse e condimenti o dare più carattere a pasta, verdure e molte altre preparazioni.
Da solo, aggiunge una piacevole complessità aromatica ai piatti. Insieme alle erbe, alle spezie e agli ingredienti preferiti, diventa invece uno strumento per esprimere la propria creatività in cucina.
Per chi ama la cucina italiana e per chi vuole scoprirne i sapori, Vinchef è un modo semplice e naturale per trasformare ogni ricetta in un piccolo capolavoro.

L’acciuga è un piccolo pesce le cui dimensioni massime arrivano a quindici centimetri di lunghezza; può arrivare, in taglie eccezionali, ad un peso di circa 80/100 grammi. È un pesce molto comune che si sposta in banchi grandissimi, anche di svariate tonnellate, e che in periodo riproduttivo si trasferisce in acque poco profonde dove avviene la deposizione delle uova. Già gli Etruschi le manipolavano, conservandole sotto sale; il periodo romano ci ha lasciato un interrogativo sulla composizione del “garum” (ottenuto dal disfacimento del turchino pesce), che ancor oggi suscita interesse.
L’acciuga deve essere freschissima, possibilmente pescata nella notte e mantenuta bene perché le sue carni tenere e sanguinolente mal sopportano una lunga conservazione nelle celle dei frigoriferi. L’acciuga deve avere occhio e branchie brillanti, polpa soda e sostenuta, lucente nella sua livrea e dal buon profumo di mare. Deve perciò apparire rigida e non deve in alcun modo avere branchie e occhi bianchi, pelle screpolata e carne che si rompe ad una leggera pressione.
Pulisci le alici togliendo la testa, continuando il movimento fino a rimuovere la lisca senza intaccarne la parte finale della coda, che servirà a tenere unite le due metà. Lava e lascia asciugare dapprima in un colino ed in seguito su carta vegetale. Nel frattempo fai un trito con l’acciuga salata, prezzemolo, capperi e peperoncino. Aggiungi quindi l’aglio schiacciato e reso pomata, il formaggio grattugiato a pasta dura, l’origano, il pangrattato e parte di un uovo leggermente sbattuto, tanto da formare un composto ben amalgamato. Imbottisci le alici aperte a libro e arrotolale su se stesse fissandole con l’aiuto di uno stecchino.
Allineale su una teglia coperta con carta-forno e cospargile con un po’ d’olio e qualche cucchiaiata di Vinchef; servirà ad un duplice motivo: insaporire e sgrassare le alici da quell’acido che difende la loro pelle, ma che a volte risulta imbarazzante alla digestione, perché le acciughe son come le seme: “una tira l’altra” e farne una scorpacciata non serve a molto, specialmente se un buon vino bianco o rosato, servito fresco, ci aiuta nel percorso. Inforna a 200° per una decina di minuti e servile calde, scortate da una dose di verdure “impastellate” e fritte. Le pastelle possono essere di vario tipo a seconda di che cosa devono contenere; nel caso delle verdure mi limiterei ad acqua gassata e fresca, farina e qualche cucchiaio di Vinchef. Il sale dopo la frittura.
L’orata è la regina… il nome dice già tutto: di corporatura robusta nella parte anteriore, snellisce mano a mano che ci avviciniamo alla coda. La dentatura massiccia e compatta le consente un’alimentazione molto varia; difatti i suoi piccoli denti arrotondati, posti su un palato veramente coriaceo, le permettono di cibarsi di cozze, granchi, gamberi, seppioline, “polipetti” e di rompere persino il durissimo guscio dei murici (molluschi). Tutto ciò conferisce un sapore particolarmente apprezzato alle sue polpe.
Riduci le verdure a cubetti e saltale in padella con un filo d’olio, sale, pepe e qualche cucchiaio di Vinchef. Nel frattempo scaglia e pulisci il pesce aprendolo dal dorso in modo che togliendo la lisca dorsale e quella centrale tu possa avere a disposizione una specie di sacca. Attenzione: l’operazione è un po’ complessa, ma un coltello ben affilato ti faciliterà questo piccolo intervento chirurgico; e rammenta: un coltello più taglia meno taglia.
Farcisci il pesce con le verdure e ricomponilo legando con un po’ di spago da cucina. Accomoda i pesci nella carta-forno, sala, pepa, olia, aggiungi un paio di cucchiai di Vinchef e forma due cartocci che passerai in forno per una quindicina di minuti. Disponi sul piatto di portata rimuovendo il cartoccio e irrorando con il sughetto formatosi durante la cottura, poi aggiungi un filo d’olio e qualche disincantata goccia di limone.
Di notte, muniti di una lampada a carburo da noi tutti denominata… scientificamente(!) “frignolo”, e di una fiocina, camminando tra gli scogli scrutavamo ogni pertugio della battigia, e le seppie, che a quell’ora se ne andavano in giro cacciando, diventavano facili bersagli dei nostri arpioni… (da “I Pesci della Terrazza”).
Pulisci le seppie e dividi la testa e le alette dal resto del corpo. Metti in una padella lo scalogno tritato, il peperoncino, le parti più dure della seppia e cuoci coperto con un po’ di Vinchef. Nel frattempo sbollenta le bietole in poca acqua leggermente salata; poi colale, freddale e strizzale leggermente.
Metti i corpi delle seppie nella padella per una velocissima cottura con un cucchiaio di Vinchef, aggiungi le bietole grossolanamente tagliate. Intanto avrai sbollentato i pomodori, tolto loro la pelle e la parte interna (i semi) per aggiungerli, tagliati a striscioline, alle seppie. Continua la cottura per un paio di minuti e regola il sale. Porta in tavola accomodando con un filo d’olio e una eventuale grattata di pepe.
Le seppie, così come tutti gli altri molluschi, devono essere cotte quel tanto che basta e non stracotte, come talvolta si usa fare. In particolare la seppia ha una parte più coriacea: capo, tentacoli e alette e una parte tenerissima che è il suo corpo e questo deve mantenere tutte le caratteristiche di sapori e profumi del mare, senza diventare una sorta di “burroso” e insignificante tessuto.
Il palombo è un piccolo ed innocuo squalo, comune nel Mediterraneo, che può raggiungere il metro ed oltre di lunghezza per qualche decina di chili di peso. Ha carni molto buone e prive di lische, perché il suo scheletro è formato da un sostegno centrale (volgarmente “osso”) facilmente rimuovibile dopo la cottura.
La pelle coriacea è tolta con facilità dal pescivendolo ed è ottimo fresco per il suo sapore tenue e delicato, ed anche congelato perché mantiene interessanti caratteristiche di morbidezza e sapidità.
Pela le patate e mettile in padella a rosolare a piccoli tocchi. Nel frattempo taglia i pomodorini a spicchi ed elimina i semi. Prepara il palombo cospargendolo con un po’ di farina (quella che prende) e mettilo in una padella da forno per qualche attimo a fuoco alto per cauterizzare le superfici. Aggiusta il sale. Poi passalo in forno per una decina di minuti con il Vinchef insieme alle patate precotte e ai pomodorini. A fine preparazione aggiungi capperi, olive e origano. Porta in tavola insaporendo con il sughetto di cottura e spolvera con un po’ di prezzemolo finemente tritato.
È ottimo accompagnato con piselli freschi; tiene bene anche il confronto con il pomodoro che, grazie alla sua acidità, contrasta le sue polpe dolciastre. Il palombo ha carni tenere e compatte che ben si prestano a molte preparazioni e ben si addicono a coloro che non amano i forti contrasti rilasciati dagli altri pesci.
Il campo davanti casa donava sempre qualche verdura che, dopo una semplice scottata, poteva essere abbinata con gli avanzi del latte della mucca o della capra. Si poteva sempre preparare qualcosa di non banale con quell’arte del risparmio, dettata dalla regola di non buttare via niente e dalla cultura popolare che imponeva di far cose buone con quel che si aveva. L’insieme dell’erba di campo, sia questa bietola, borragine, spinacio o altre, ancora mischiate ad un po’ di ricotta, hanno prodotto, con un involucro di pasta tirata in casa, una pietanza che difficilmente trova degli eguali.
Impasta le farine con le uova con la tecnica della ricetta precedente e fai riposare coperto. Nel frattempo appassisci gli spinaci in padella con un cucchiaio di Vinchef. Togli e ripeti l’operazione con le bietole. Una volta freddate, strizzale e, fatta uscire l’acqua nascosta al loro interno, ponile su un tagliere e tritale finemente al coltello. Inseriscile in una ciotola e amalgamale con la ricotta, l’uovo, il formaggio parmigiano grattato e una spolverizzata di noce moscata (30% di una noce).
In una casseruola, con un filo d’olio, metti a tocchi carota, sedano e cipollina bianca fresca (nel caso una cipolla dal sapore delicato) e fai cuocere per una trentina di minuti con i pomodori grossolanamente divisi, il peperoncino e due o anche tre cucchiai di Vinchef.
Nel frattempo appronta i tortelli, stendendo la pasta alla macchinetta il più sottile possibile e forma dei quadrati di lato circa 7-8 centimetri o tondi di altrettanto diametro. Farcisci con l’impasto ben amalgamato e chiudi nel modo ad “ombelico di venere” che nel frattempo, giuro, avrai imparato.